L’isola di spazzatura.

Mi sono documentata attraverso le molte informazioni che si possono acquisire in rete, sull’isola di spazzatura.

L’isola di spazzatura è un enorme chiazza di residui di plastica che ricopre un’area dell’Oceano Pacifico grande come il Canada. 

Succede che a causa di una potente corrente circolare la plastica che vaga nei mari, confluisce in 

due zone dell’Oceano Pacifico, dove viene trattenuta, rimescolata, frantumata e accumulata.

 

La scoperta si deve al Sig. Charles Moore che durante una regata di ritorno dalle Hawaii si imbattè (anno 1997) in questa discarica marina e che da allora si impegna non solo nella denuncia di questo enorme inquinamento ma anche col finanziamento di spedizioni per il monitoraggio del fenomeno.

Nel suo libro “Plastic Ocean” racconta la sua testimonianza. Per suscitare più attenzione spesso sono state associate all’Isola di spazzatura delle fotografie prese in altri luoghi del pianeta, scatti che provocano un sicuro orrore come la famosa foto dell’uomo in canoa tra i rifiuti fatta nei pressi del porto di Manila. Ma non serve andare tanto lontano da casa per provare tale senso di sopraffazione:vedi la foto che ho scattato nelle vicinanze di dove abito e pensare che si tratta di una riserva naturale protetta! Sicuramente colpiscono di più queste immagini rispetto a quelle reali : la plastica che fluttua nell’Oceano Pacifico è in forma di minuscole particelle. Si tratta di  microframmenti che causano un impatto nocivo smisurato: morte di animali marini per soffocamento, morte di organismi acquatici filtratori nonché morte di tutti quegli organismi più sensibili a sostanze estranee e tossiche.

Da biologa posso comprendere che l’ecosistema cerca sempre un equilibrio e che al soccombere di certe specie, si impongono altre che più vantaggiate, quindi non penso che sarà la fine della vita nell’Oceano ma dico: “Perché essere noi uomini col nostro disastro ambientale a imporre un tipo di selezione?”

Dobbiamo rispettare la meraviglia della natura e ripensare al nostro modo di consumare, fare delle scelte nel rispetto dell’ambiente. Magari anche fare un po’ di fatica nel cercare prodotti sfusi o prediligere prodotti in confezioni a minore impatto ambientale, il modo c’è, bisogna pensarci.

 Link da guardare:

Algalita Marine Research Foundation

Video in cui Charles Moore, fondatore di Algalita Marine Research Foundation, parla al TED dell’inquinamento crescente dei nostri mari dovuto alle materie plastiche.

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